Sempre più spesso vengono diffuse notizie di apparati per il trattamento delle acque “infettati”, quindi “imputati” di causare malattie quali, nei casi più gravi, la polmonite da Legionella. Il Decreto Ministeriale n. 25 del 7 febbraio 2012, come le recenti linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi del 7 maggio 2015, sembrano non aver sortito alcun effetto riguardo l’aspetto principale: la prevenzione.

La proliferazione batterica è infatti una conseguenza diretta di una errata o addirittura assenza di regolare manutenzione!

Il DM 25, che ricordiamo norma le “disposizioni tecniche concernenti le apparecchiature finalizzate al trattamento dell’acqua destinata al consumo umano” sia in ambito dei pubblici esercizi che domestico, ha fatto chiarezza sulle responsabilità dei produttori/distributori e dell’utente finale: mentre i primi devono garantire che, durante il ciclo di vita dell’apparecchiatura, le caratteristiche dell’acqua trattata restino sempre conformi ai requisiti di legge, il secondo diventa responsabile della conduzione dell’impianto.

La prevenzione negli apparati per il trattamento dell’acqua, in questo caso è quindi sinonimo di manutenzione, la quale deve essere interpretata nel senso più ampio del termine. La manutenzione periodica di un impianto di trattamento dell’acqua potabile prevede infatti, oltre alla sostituzione delle parti di consumo, due fasi importanti: la detersione e la sanificazione.

Per detersione si intende la rimozione degli eventuali depositi che si sono formati nel tempo, come ad esempio il “calcare”, mentre per sanificazione si intende la distruzione di eventuali colonie di microrganismi, siano essi batteri, spore, alghe o virus che normalmente ci appaiono invisibili, con prodotti chimici adeguati (ad esempio il perossido d’idrogeno) così come indicato nei manuali di uso e manutenzione degli impianti.

La presenza di batteri quali la Pseudomonas aeruginosa negli erogatori di acqua potabile trattata è dovuta, nella stragrande maggioranza dei casi, a fenomeni di retro-contaminazione: dall’erogatore finale la carica batterica risale i condotti per svilupparsi poi nelle zone dove l’acqua scorre poco, ad esempio nei raccordi rapidi, nelle elettrovalvole, etc. Negli altri casi, la presenza dei batteri è causata dalla contaminazione dei sistemi di filtrazione quando non correttamente manutenuti.

Per prevenire dobbiamo quindi:

  • procedere con pulizie e disinfezioni giornaliere del “becchi” di erogazione, tenendoli comunque riparati il più possibile da contaminazione con l’esterno;
  • avere la certezza che il sistema di filtrazione non sia contaminato, utilizzando possibilmente sistemi batteriostatici (filtri con ioni d’argento) e battericidi (lampade a raggi UVC a valle del filtro);
  • procedere sempre alla sanificazione quando l’impianto resta fermo anche per pochi giorni (nei periodi di ferie, ad esempio);
  • nel dubbio far controllare la qualità dell’acqua (secondo la tabella dell’allegato I del D.lgs 31/2001);
  • evitare sempre di installare impianti in zone a rischio contaminazione, come ad esempio alcuni reparti di ospedali e case di cura.

Non volendo certo creare allarmismo, non dobbiamo però sottovalutare la pericolosità della Pseudomonas aeruginosa, batterio ubiquitario presente nell’aria, nel corpo umano, sulle superfici solide, con semplici richieste nutrizionali, considerato un patogeno opportunista nell’uomo, resistente a diversi antibiotici e causa di patologie anche mortali alle vie respiratorie, urinarie e cutanee soprattutto in soggetti immunodepressi.

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