Il nuovo rapporto speciale sul clima emesso lunedì 8 ottobre dal gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) afferma che contro il riscaldamento globale non c’è più tempo da perdere e che il prossimo decennio sarà decisivo per evitare che l’aumento della temperatura media globale rispetto al periodo pre-industriale superi il valore di 1,5 °C. Tale limite è ritenuto una soglia di sicurezza tutto sommato accettabile per avere effetti contenuti e gestibili, riducendo i rischi che comporterebbe un aumento di 2 °C o addirittura superiore.

Mezzo grado centigrado di differenza può sembrare poca cosa, ma il rapporto mostra che è sufficiente davvero poco perché decine di milioni di persone in più soffrano le conseguenze della siccità, delle ondate di caldo e delle inondazioni lungo le aree costiere.

Tra i sorvegliati speciali c’è proprio l’acqua, che nel futuro diventerà sempre più un bene di primaria importanza di cui tutti dovremmo prenderne coscienza. Infatti, secondo gli studi scientifici analizzati, le conseguenze dell’aumento di temperatura sulle risorse idriche potrebbero coinvolgere milioni di persone.

Tra le zone maggiormente interessate da fenomeni di prolungata siccità c’è anche l’area del bacino Mediterraneo: molti paesi potrebbero assistere a una riduzione del 9% dell’acqua disponibile a 1,5 °C, mentre nel caso di un aumento di 2 °C si arriverebbe al 17% di acqua in meno.

Con 2 °C di aumento diventerebbe 10 volte più probabile che i ghiacci si sciolgano completamente durante il periodo estivo, mettendo in pericolo numerose specie animali. Inoltre, tale scenario metterebbe a rischio tutte le zone costiere esposte all’innalzamento del livello del mare e porterebbe all’evacuazione da 30 a 80 milioni di persone in tutto il mondo.

Nonostante l’interesse mediatico e sociale in queste settimane sia altissimo, non tutte le nazioni che partecipano alla stesura del rapporto sono d’accordo con quanto è emerso dagli oltre cinquemila studi scientifici pubblicati sul tema e tendono a minimizzare l’allarme scatenando così una vera e propria guerra al rialzo delle misure preventive. Purtroppo anche questa volta siamo di fronte ad uno scontro tra scienza e politica, tra chi grida allarme e chi fa orecchie da mercante.