Otto albergatori di tre strutture alberghiere del Trentino-Alto-Agide, situate sull’altopiano della Paganella (nei comuni di Andalo e Molveno), sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per omicidio colposo dai carabinieri del NAS di Trento. I fatti risalgono al febbraio scorso e la causa, a quanto emerge dal rapporto, sembra essere la mancata predisposizione di un piano di verifica del rischio legionellosi che, come abbiamo già più volte discusso in questo blog, è obbligatorio dal 7 maggio 2015.

La struttura maggiormente colpita è stata interessata da quattro casi di notifica di Legionella, di cui uno fatale. Gli accertamenti – spiegano i NAS – hanno messo in luce una grave sottovalutazione del rischio legionellosi da parte di tutte le strutture interessate, facendo emergere una serie di anomalie, tra cui la mancanza di un’adeguata manutenzione degli impianti termo-sanitari e la non corretta gestione delle temperature nella rete di distribuzione interna e nei serbatoi di accumulo dell’acqua calda sanitaria (dove sono state registrate temperature di molto inferiori rispetto a quanto raccomandato dalle relative linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi).

Le analisi hanno evidenziato la contaminazione della rete idrica da parte del batterio Legionella pneumophila in alcuni casi in misura particolarmente elevata. Non si è avuto invece alcun riscontro di contaminazione nella rete idrica comunale. Pertanto, la causa è stata attribuita solamente alla cattiva gestione della rete idrica e alla mancata attivazione di un piano di rischio contro la legionellosi.

In risposta ai dubbi sollevati da molti cittadini circa la potabilità dell’acqua, l’APSS ha rassicurato ricordando che «non esiste alcun rischio di contrarre il batterio bevendola, perché la Legionella non si trasmette per via orale, ma per via respiratoria». Quale misura preventiva, l’ATPS ha consigliato di «mantenere la temperatura dell’acqua in caldaia almeno tra i 60 e 70 gradi, di fare scorrere a inizio giornata l’acqua calda non miscelata per almeno due o tre minuti, in particolare nel caso in cui l’impianto fosse rimasto inutilizzato per molti giorni (condizione tipica delle strutture alberghiere) e di mantenere puliti e liberi da incrostazioni terminali di docce e rubinetti».

Queste attività sono considerate “ordinarie” da chi si occupa di qualità dell’acqua e vengono regolarmente incluse nel piano autocontrollo
delle strutture a rischio definito protocollo dell’analisi del rischio legionellosi; oltretutto, i costi di esecuzione sono veramente minimi. Purtroppo la negligenza e la disinformazione di chi accoglie i turisti nelle proprie strutture ha avuto conseguenze molto gravi e chi ne ha fatto le spese è, ancora una volta, l’ospite delle innumerevoli strutture alberghiere italiane.