Siamo bombardati quotidianamente da pubblicità di apparecchiature per il trattamento dell’acqua che, con l’ausilio di nuove tecnologie, sembrano offrire miracoli. Queste nuove tecnologie vengono definite “non convenzionali”, e sembrerebbero in grado di soppiantare le tecnologie convenzionali riconosciute dalle normative nazionali ed europee.

Quali sono le tecnologie convenzionali?

Ecco l’elenco sul quale eviteremo di soffermarci in questa sede:

  • mezzi attivi (ovvero resine a scambio ionico e materiali adsorbenti, quali ad esempio i carboni attivi)
  • filtrazione meccanica (ovvero “trasversale”)
  • membrane (filtrazione “tangenziale”, dalla microfiltrazione all’osmosi inversa)
  • radiazione ultravioletta (meglio conosciuta come debatterizzazione tramite lampada UVC)
  • dosaggio di reagenti chimici (ad esempio ipoclorito di sodio e biossido di cloro)
  • campi magnetici
  • gassatura
  • elettrodeionizzazione

Tutte le tecnologie non menzionate possono essere definite “non convenzionali”.

Cosa significa tutto ciò?

Innanzitutto non dobbiamo pensare a priori che queste tecnologie non funzionino, ma proprio per questo motivo, le apparecchiature di cui ne fanno uso devono, come minimo, essere accompagnate da un’adeguata ed esaustiva documentazione scientifica e tecnica, che ne illustri chiaramente le modalità di impiego e gli effetti sulla qualità dell’acqua trattata.

Tra queste tecnologie per il trattamento dell’acqua vi sono quelle per le quali non sono noti i princìpi di funzionamento né vi sono evidenze sperimentali, e quelle per le quali, pur essendo noti i princìpi di funzionamento, non esistono evidenze sperimentali.

Esiste anche una terza categoria per le quali sono noti i princìpi di funzionamento e vi sono anche evidenze sperimentali, ma le acque trattate vengono modificate al tal punto da non risultare idonee al consumo umano.

Facciamo degli esempi

Nella prima categoria rientrano impianti che, a detta dei produttori, sono in grado di “rivitalizzare” l’acqua, permettendole di conservarsi più a lungo, migliorarne il sapore, risultare più “dolce” e quindi contribuire ad un maggior benessere fisico grazie all’assunzione diretta e di alimenti, quali frutta e verdura, da essa “nutriti”. Quest’acqua viene rivitalizzata facendola scorrere attraverso piccole camere contenenti “acqua di informazione”! Ovviamente non esiste nessuna documentazione riguardo questo “principio attivo”, né quali caratteristiche abbia l’acqua rivitalizzata, tantomeno quali siano gli effetti sulla salute derivanti dalla continua assunzione della stessa.

Della seconda categoria fanno parte apparecchi quali brocche magnetiche e generatori di vortici, che sfruttando l’azione di un campo magnetico e/o di un movimento, sembrano essere in grado di rivitalizzare, energizzare ed addolcire l’acqua trattata. Quindi tecnologie note che non trovano alcuna rispondenza reale non essendo accompagnate da studi, letteratura scientifica, prove di laboratorio, etc.

Della terza categoria fanno parte gli ionizzatori alcalini, i cui princìpi si basano sull’elettrolisi e sulla filtrazione, processi ben noti e riconosciuti, ma l’acqua così trattata risulta talmente sbilanciata nel contenuto salino a tal punto da non trovare alcuna motivazione nella regolare assunzione quotidiana.

Molto spesso i media ci propinano innumerevoli feedback positivi ma è bene stare attenti: questi feedback, come la documentazione che attesta l’efficacia di tali tecnologie, sono quasi sempre a cura degli stessi produttori!

L’idoneità delle tecnologie per il trattamento dell’acqua destinata al consumo umano va valutata attraverso il complesso di leggi e norme che ne regolamentano il settore, quali il Decreto Ministeriale n. 25 del 2012 ed il Decreto Legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001, ai quali apparecchiature ed impianti devono rispondere.

E’ bene evitare di dare credito a pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette, le quali devono essere segnalate alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

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