Le linee guida ministeriali per il controllo e la prevenzione della legionellosi rappresentano il testo unico di riferimento per gli aspetti tecnici inerenti il trattamento di impianti idrici o aeraulici soggetti a rischio legionellosi.

I fattori di rischio variano in base alla struttura che si considera e alle dimensioni dell’impianto di distribuzione idrica. In ogni caso, a prescindere dalla struttura in analisi, le linee guida fissano il valore soglia di 100 UFC/l. Al di sopra di questo valore si prescrive l’immediata disinfezione totale dell’impianto che può prevedere dalla clorazione “spinta” per almeno 30 minuti fino alla completa sostituzione degli elementi di discontinuità dell’impianto idraulico (es: doccioni, tubi doccia, rubinetti).

Come abbiamo già discusso in questo blog, la misura migliore per evitare la contaminazione del proprio impianto è la prevenzione. Attualmente esistono diverse soluzioni in grado di garantire la rimozione del batterio Legionella pneumophila sul lungo termine. Tra queste, le misure preventive adottate più di frequente sia in termini di efficacia che per praticità di impiego sono le seguenti:

  • Clorazione: metodo di disinfezione globale che è in grado di raggiungere i punti più distali dell’impianto. Ha come svantaggi la possibilità di corrodere le tubazioni e di peggiorare la qualità dell’acqua se non dosato correttamente.
  • Disinfezione con biossido di cloro: metodo molto efficace su un ampio spettro di popolazioni batteriche che costituiscono il biofilm e per questo molto indicato per il trattamento a lungo termine della Legionella (ricordiamo che il biofilm nelle tubazioni può favorire lo sviluppo di Legionella “proteggendola” da condizioni ambientali sfavorevoli).
  • Monoclorammina: metodo altrettanto efficace nei confronti della Legionella (ma meno efficace su biofilm e altre popolazioni batteriche) grazie alla maggior persistenza del composto che ne assicura un’adeguata diffusione in tutte le zone dell’impianto idrico. Tuttavia questo significa che la concentrazione in uscita dall’impianto sarà più elevata compromettendo la qualità dell’acqua.
  • Irraggiamento UV: sfrutta la proprietà della luce ultravioletta con lunghezza d’onda di 254 nm di inattivare i batteri dimerizzando la timina presente nel DNA. Differentemente da quanto accade per i prodotti chimici, questa tecnica è meno invasiva e non compromette la qualità dell’acqua.
  • Trattamenti termici: sfruttano la condizione di temperatura limite di vita del batterio Legionella. Infatti, l’esposizione per tempi prolungati al di sopra della temperatura soglia provoca la morte delle colonie. Questo metodo, nonostante sia poco invasivo è attualmente poco utilizzato perché implica costi energetici molto maggiori rispetto agli altri metodi e non garantisce l’efficacia nelle zone distali dell’impianto o fortemente popolate da biofilm in grado di “proteggere” il batterio Legionella dal trattamento.

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