L’arsenico (As) è un metalloide largamente diffuso in tutte le matrici ambientali, ovvero lo si può trovare nelle rocce, nei suoli, nelle polveri, nell’aria e nell’acqua, solitamente in piccole quantità. È inoltre utilizzato in molti processi industriali e quindi può essere rilasciato nell’ambiente (aria, acqua e suolo) tramite rifiuti ed emissioni, divenendo spesso un contaminante significativo nei siti di bonifica.

La presenza di arsenico nelle acque italiane è documentata fin dagli anni ’80, quando numerosi studi ne hanno riscontrato elevati livelli nelle risorse di acqua freatica e nei suoli. Contemporaneamente, diversi studi dimostrano che l’esposizione prolungata ad alte quantità di arsenico può causare la cosiddetta arsenicosi, una malattia che genera disturbi della pelle, cancro e altri disturbi correlati, inducendo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) a fissarne la concentrazione massima ammissibile nell’acqua potabile a 0,01 mg/l.

Il nostro paese si è adattato alle linee guida suggerite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a seguito della direttiva 98/83/CE con il D.Lgs. 31/2001, entrato in vigore alla fine del 2003. Tale decreto introduce una soglia sensibilmente più restrittiva, passando dal valore di 0,05 mg/l (previsto dalla preesistente direttiva 80/778/CE) all’attuale limite massimo ammissibile di 0,01 mg/l e introducendo uno stato di non conformità in diversi bacini idrici destinati al consumo umano.

Tra le regioni intrinsecamente più inquinate da arsenico troviamo la Toscana, la Sardegna, il Trentino-Alto-Adige e il Piemonte, dove abbondano i distretti minerari di metalli come il ferro, il piombo o il rame.

Nonostante siano passati ormai 15 anni dall’introduzione del decreto, ancora oggi alcune particolari zone d’Italia si trovano in stato di deroga per l’impossibilità di abbassare la concentrazione di arsenico nelle acque potabili. Tale fenomeno è ascrivibile alle particolari condizioni geologiche esistenti in diversi territori italiani che determinano la presenza naturale dell’arsenico negli acquiferi destinati alla produzione di acque potabili.

In conclusione possiamo affermare che la non conformità delle acque destinate al consumo umano all’attuale normativa, spesso è dovuta non a un deterioramento della qualità dell’acqua di origine, che risulta pressoché costante nel tempo, ma all’evoluzione normativa che ha progressivamente ridotto i valori limite al fine di incrementare il livello di protezione dei consumatori.