Il 31 marzo del 2013, Riccardo Iacona, conduttore della trasmissione televisiva “Presadiretta”, riporta alla luce l’emergenza sanitaria che tutti nascondono e che coinvolge venticinquemila bresciani: è il “caso” Caffaro, l’azienda chiusa a metà degli anni ottanta che per un cinquantennio ha sversato nei terreni a sud di Brescia ogni sorta di veleno.

Il conduttore riporta i fatti ed i risultati degli studi del ministero dell’Ambiente e dell’Istituto superiore di sanità: inconfutabile il dato che testimonia l’aumento di quasi il 100% di alcune forme tumorali!

La causa primaria è indubbiamente l’inquinamento da PCB (policlorobifenili) prodotti dalla Caffaro di Brescia.

Nel frattempo, alcune famiglie residenti a nord di Brescia, allarmate anch’esse dai fatti esposti a Presadiretta, decidono di fare analizzare l’acqua anche alla luce del progressivo innalzamento delle falde acquifere, fenomeno che negli ultimi anni riguarda molte città, in “testa” Milano e Torino, e che potrebbe portare l’acqua a contatto con gli strati più superficiali del suolo.

I responsi dei laboratori sono chiari: le concentrazioni di cromo esavalente sono decisamente elevate, oltre i 10 microgrammi/litro!

Ecco la beffa: un buco normativo inaccettabile del D.Lgs 31/2001 fa sì che l’acqua in questione, nonostante il valore del cromo esavalente sia decisamente alto, sia considerata potabile in quanto il cromo totale non supera la soglia limite di 50 microgrammi/litro! Il Decreto, infatti, non fa distinzione tra cromo esavalente, inserito dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nell’elenco dei cancerogeni più pericolosi, e cromo trivalente, considerato nutriente essenziale per l’uomo.

Il risultato di tutto ciò è l’aumento dell’apprensione da parte dei cittadini bresciani, la richiesta alle istituzioni di vederci più chiaro e, soprattutto, la pretesa di sistemi di trattamento dell’acqua per l’abbattimento del cromo esavalente.

Nel frattempo, sull’onda del “terrore”, i venditori di acqua minerale o “purificata”, insieme ad alcuni venditori di filtri, sono calati come “falchi” sulla popolazione che null’altro poteva fare se non evitare di bere l’acqua del rubinetto!

Non solo: alcune farmacie proponevano analisi dell’acqua i cui risultati erano quanto meno improbabili!

Ed ecco il punto: scegliere di bere l’acqua in bottiglia potrebbe non essere la scelta migliore (leggi anche l’articolo “Acqua da bere: è meglio dal rubinetto o dalla bottiglia?”)! L’inquinamento ambientale non conosce confini e, soprattutto, i limiti di legge per le acque in bottiglia sono gli stessi delle acque potabili!

Lo scorso anno l’impegno dei cittadini bresciani viene finalmente ripagato: A2A installa un sistema di abbattimento del cloro esavalente, i cui valori sono ad oggi “normalizzati”.

Ma è necessario mantenere sempre alta la guardia, richiedendo analisi periodiche che, lo ricordiamo, vanno delegate a laboratori di analisi accreditati, ed “affinando” l’acqua fornitaci dall’acquedotto con sistemi di trattamento atti a garantirne la qualità direttamente all’utenza (leggi anche l’articolo “Come purificare l’acqua del rubinetto di casa”).

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